Presentazione dell’evento ed intervista al docente e fotografo Mauro Fiorese, curatore della mostra.
Il Centro internazionale di fotografia scavi scaligeri di Verona presenta una retrospettiva di Duane Michals, una straordinaria sintesi di ben 50 anni di carriera, dal 1958 al 2008, curata dal fotografo e docente Mauro Fiorese e dalla critica Enrica Viganò. E’ una mostra di grande interesse vista anche la presenza di opere inedite del maestro esposte in anteprima mondiale.
Il percorso espositivo parte dalle prime opere scattate in URSS durante una vacanza con una macchina fotografica presa in prestito e si conclude con l'ultima serie di immagini dedicate alla cultura giapponese. La mostra si articola su circa 90 opere (per un totale di oltre 200 fotografie) considerate, per la loro originalità, delle pietre miliari nella storia della fotografia, accompagnate da una video-intervista realizzata in esclusiva da Mauro Fiorese con l'autore.
Duane Michals è oggi ritenuto uno dei maggiori personaggi dell’avanguardia americana e un assoluto innovatore del linguaggio fotografico. Un poeta, un filosofo ed un fotografo. Michals è tutto questo in un unica ed originale combinazione di grande creatività e vivace senso critico. Condividere l’esperienza di vita che ci lega tutti assieme è il suo messaggio.
Le immagini di Michals rendono conto dei turbamenti, delle paure e delle illusioni insite nella nostra natura umana, con lo scopo di cogliere nella realtà i segni di quell’enigma che è la vita stessa. "Credo nell’immaginazione”, afferma un Michals quasi metafisico. “Quel che non posso vedere è infinitamente più importante di quello che posso vedere" conclude. La sua sensibilità sta tutta in una frase come questa.
Ma sono soprattutto la delicatezza e la forte partecipazione che caratterizza i suoi scatti a rapire lo sguardo e la curiosità dell’osservatore. E’ il linguaggio fotografico che sconfina nella poesia: perché "l’artista non dovrebbe essere definito dal medium ma deve ridefinire il medium in funzione dei propri scopi" proprio come farebbe un poeta, un pittore o un letterato, non c’è differenza.
Vi proponiamo di seguito l’intervista rilasciata dal docente e fotografo Mauro Fiorese, tra i curatori dell’evento che ha risposto con vivo interesse alle nostre domande:
Ci parli brevemente di questa mostra e del suo interesse per la fotografia di Duane Michals.
Quando studiavo fotografia a Milano, tra la fine degli anni ‘80 e gli inizi dei ‘90, ebbi la fortuna di conoscere il lavoro di Duane Michals attraverso una lezione di Edward Rozzo, oggi mio caro amico e collega. Capii subito di avere di fronte il lavoro di un artista completo, uno che usava la fotografia come pretesto per parlare di altri mondi, spesso immaginari e impensabili da fotografare. Fu uno di quegli autori che mi aprì gli occhi ancora intorpiditi da troppa fotografia documentativa. Credo che Verona debba essere orgogliosa di celebrare il lavoro di un così grande autore e spero che il suo lavoro posa illuminare altre persone - e non solo artisti - come ha fatto con me.
Una mostra per celebrare i 50 anni di attività di questo artista, ma quanto - e come - è cambiata la fotografia in questo lasso di tempo?
La fotografia è uno di quei pochi mezzi di comunicazione visiva dalle molteplici facce: tra la fototessera immediata e l’opera fotografica di grande valore artistico c’è di mezzo un mondo incredibile fatto di tecniche e tecnologie, idee e ideazioni. Quello in cui viviamo ora è, forse, il rinascimento della fotografia in cui tutti la cercano e tutti la vogliono. Da una parte il riconoscimento, soprattutto nel mondo dell’arte, fa piacere. Dall’altra c’è il pericolo di una “sbornia” collettiva che porti ad un rapido esaurimento di interesse del mercato stesso. Le nuove tecnologie, come quelle digitali, sono solo una possibilità in più: ciò che conta davvero sono le idee.
L’uomo Duane Michals è anche un esploratore delle tematiche gay ed omosessuali. Al di là dei pregiudizi e delle barriere – la magia dell’arte sa mettere d’accordo tutti?
No e non credo debba essere l’intento dell’arte quello di mettere d’accordo tutti. Tuttavia sarebbe bello se molta più gente sapesse guardare all’arte come una possibilità di crescita, non solo estetica, di sè. Non si deve essere d’accordo su tutto, ma si può imparare da tutto. Da questa mostra ho già avuto reazioni contrastanti: molti si sono emozionati e si sono commossi di fronte a lavori tanto intensi su tematiche che in fondo toccano tutti noi, come la morte, la religione, la famiglia, i rapporti interpersonali, le proprie origini, l’universo... Altri, invece, si sono indignati solo perchè l’autore si “è permesso” di dare interpretazioni personali su tematiche che per loro sono verità intoccabili e assolute. Ma, in fondo, non è proprio questo il contributo dell’Arte alla nostra società: quello di farci vedere il mondo con occhi diversi e con un raggio di veduta molto più ampio di quello di chi, purtroppo, non possiede questo magnifico dono?
Per collegarci alla storia di Michals ed ai suoi esordi amatoriali: con internet, cellulari e fotocamere digitali siamo tutti potenziali fotografi; ma qual è, a questo punto, la differenza tra il profano e l’artista vero e proprio?
Innanzitutto fare l’Artista è sia una scelta di vita che una professione. Se vuoi lavorare devi conoscere il sistema dell’Arte e il suo mercato, devi sapere come fare marketing e promuoverti al di là della tua poetica e del tuo valore espressivo. Ma su tutto vale sempre la regola che “è l’idea che conta”. Conta il pensiero dell’Artista che ci conduce dentro al suo mondo fatto a volte solo di immagini e altre volte, come nel caso di questo grande Maestro, anche di parole. Dolci come il miele e pesanti come macigni.
Vi ricordiamo le date di questo evento:
DURATA: 21 Giugno - 14 Settembre 2008
ORARI: da martedì a domenica : 10.00 - 19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.30) - Lunedì chiuso
SEDE ESPOSITIVA: CENTRO INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA SCAVI SCALIGERI - Cortile del Tribunale (Piazza Viviani) - 37121 Verona