Nicola Tommasoli, 29 anni, è deceduto il cinque maggio dopo un brutale pestaggio. Verona s’indigna, ma ora è il tempo della riflessione e della protesta, con alcune manifestazioni. In tv ne parlerà stasera Anno zero, condotta da Santoro.
Cinque ragazzi veronesi in una notte di follia tra il 30 e il primo maggio hanno ucciso a calci e pugni Nicola Tommasoli, disegnatore industriale di 29 anni. Tre di questi, Federico Perini, 20 anni, Nicolò Veneri, 19 anni e Raffaele Dalle Donne, 19 anni, facevano parte dell'estrema destra e del tifo violento, sponda Verona-Hellas; tutti già con precedenti:"Hanno simpatia per la destra radicale - ha detto il capo della Digos di Verona Luciano Iaccarino - ma non sono esponenti di spicco, tanto da saltare da questa a quella organizzazione se le cose non andavano bene. La militanza politica e quella sportiva sono la crosta della violenza interiore che covavano. Possiamo considerarli dei cani sciolti".
Nella "Verona per bene", di quei "Figli di buona famiglia", nella Verona ricca, sicura, di Giulietta e Romeo, nella Verona delle chiese, dove Dante mise mano al Paradiso e sono custoditi tanti capolavori d’arte, un ragazzo è stato massacrato di botte, in pieno centro.
Poi tanti hanno sentito il bisogno di manifestare il loro sgomento e di trovarsi insieme per parlare e riflettere. Il primo sit-in tenutosi il 5 maggio ha visto la partecipazione di tanti giovani, molti dei quali frequentano il liceo classico Maffei, lo stesso liceo a cui è iscritto uno degli indagati, e tante altre persone hanno parlato al microfono dal luogo dell'aggressione.
Molti chiedevano le dimissioni del sindaco, Flavio Tosi, per la sua accentuazione securitaria che, paradossalmente, creando la paura dell’altro, del diverso, produce effetti uguali e contrari. Il sindaco non s’è presentato al sit-in (aveva paura delle contestazioni?). Ora toccherà ai sindacati confederali far sentire la loro voce (venerdì 9 maggio in piazza Brà, dalle 17,30 alle 19,30) ed il 17 ci sarà una manifestazione nazionale dal titolo “Nicola è ognuno di noi”, con lo scopo di delineare una città aperta e libera dall’odio, dalla paura e dall’intolleranza.
L’abusata sicurezza
La sicurezza. Questa parola, abusata e strumentalizzata nella precedente campagna elettorale per scegliere il sindaco di Verona, proprio come è stata utilizzata per raccattare facili voti nell'ultima campagna elettorale nazionale e ancora nell'attuale scelta del sindaco di Roma, penetra facilmente e prende le persone alla pancia, anche se i dati dicono che la notte non è così nera.
Sul sito di "Repubblica" sono stati riportati i dati Istat che testimoniano di una diminuzione dei reati e, ciò nonostante, di un aumento della paura: "In Italia dal 2000 ad oggi si assiste ad una progressiva riduzione del numero di omicidi, che passano da 13,1 a 10,3 per milione di abitanti. E' quanto emerge dalle "100 statistiche per il Paese", il rapporto presentato oggi dall'Istat durante la conferenza stampa presso la sede romana di Via Cesare Balbo(...)Nel contesto europeo, l'Italia è uno dei Paesi più sicuri per numero di omicidi commessi: si colloca al di sotto della media europea (14 omicidi per milione di abitanti), in ottava posizione dopo Austria, Lussemburgo, Svezia, Germania, Malta, Slovenia e Repubblica Ceca(...)Nonostante questi dati incoraggianti, la criminalità preoccupa più della metà degli italiani: il 58,7% dei nostri concittadini(...)"
E’ il clima di paura e di odio creato da un certo tipo di politica che punta ossessivamente sulla sicurezza a far diventare l’ “altro”, o meglio il "diverso” un nemico. Così il "diverso" (magari per razza, religione o modo di vita), sottolineato dai mass media che gridano all’allarme sicurezza, alimenta le paure degli italiani. E’ da questo humus (che verrà scandagliato stasera dalla trasmissione “Anno zero”, con il significativo titolo “La peggio gioventù”), da questo brodo, primordiale perché arcaico, che fuoriesce un comportamento come quello del branco dei giovani veronesi che, come è già successo più volte, usano la violenza per affermarsi, per sentirsi qualcuno. Ora, al contrario, serve tornare al dialogo ed alla comprensione, contro una violenza omicida radicata in ideologie che del terrore hanno fatto e fanno il loro cavallo di battaglia, il loro appiglio per fomentare le prevaricazioni verso "il diverso", il "non normale", il "non allineato".
Preoccupanti sono i dati analizzati dal sito antifascista antifa.ecn.org che riporto brevemente.
Le aggressioni possono essere classificate come:
88 attacchi a sedi di centri sociali/sedi militanti/ sedi di partiti/sindacati/ANPI
98 aggressioni a compagni, militanti, antifascisti, frequentatori di centri sociali
76 altre aggressioni (immigrati, omosessuali, testimoni di Geova, giornalisti, ragazzi)
98 atti vandalici nazifascisti/danneggiamenti/scritte e minacce personali.
Certo queste ideologie violente si radicano nei caratteri più deboli, nei giovani lasciati più soli, nei ragazzi che annaspano cercando la propria strada e questo tragico fatto ci pone molti interrogativi e molte sono le angolature da cui si può osservarlo, ma la domanda che più mi sorge spontanea è: "La politica in Italia saprà stimolare la cultura del dialogo?".
commenti
l'insicurezza e la globalizzazione
Concordo con te Filippo nel chiedermi se la politica saprà stimolare la cultura del dialogo. Quello che abbiamo visto nelle recenti elezioni forse dovrebbe insegnare qualcosa. La sinistra non ha fatto che inseguire la destra sul tema della sicurezza, compiendo un errore fatale: perché l'elettore dovrebbe votare una sinistra securitaria quando ha a disposizione l'originale che è di destra?
Se la sinistra, tradizionalmente progressista, non saprà guardare al futuro EDUCANDO i cittadini italiani e NON inseguendoli su terreni scivolosi e privi di prospettive, saremo destinati ad una chiusura sempre maggiore verso ogni forma di diversità, perché questa è una spirale concentrica e perversa.
In un'epoca di comunicazioni intercontinentali, di globalizzazione voluta o subita, ma comunque reale, dove posso, se voglio, discutere a distanza con un giapponese o un sudafricano e dove ci troviamo a condividere sempre di più problemi di interesse planetario come quelli ambientali o di scarsità di risorse, ogni diversità mi sembra una risorsa per trovare soluzioni nuove e creative e non qualcosa da arginare, combattere o distruggere.
Ma forse è proprio la vertigine per questo mondo troppo vasto e troppo vicino a scatenare questa voglia di sentirsi piccolo gruppo sotto assedio.
Ciao Nicola, vorremmo costruire un mondo migliore di quello che ti ha impedito oggi di essere ancora con noi...