Una vita contro la mafia. A trent'anni dalla morte di Peppino Impastato.

 

 ''Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!''. Con queste parole e il volto di Luigi Lo Cascio (nei 'Cento passi' di M.T. Giordana ), l'Italia ha conosciuto Peppino Impastato, l'eroe antimafia ucciso il 9 maggio 1978, per aver sbeffeggiato, attraverso la sua 'Radio Aut', il potere dei clan e le figure dei boss.

Trent'anni fa Peppino Impastato moriva. Ucciso dalla mafia, fatto saltare col  tritolo sui binari del treno. Peppino moriva a Cinisi mentre a Roma, in via Caetani, una Renault 4 conteneva il cadavere di Aldo Moro.

Quello che fu definito come un “incidente” allora come 30 anni dopo non ebbe un grande impatto mediatico, oscurato da quelli che erano i fatti di via Caetani. Solo 18 anni dopo e solo a causa di un pentito, Salvatore Palazzolo, l’inchiesta fu riaperta e i mandandi furono individuati in Gaetano (detto Tano) Badalamenti e Vito Palazzolo. Forse si era capito che Peppino era già stato ucciso una volta, impossibile assassinarlo un’altra ancora. Qualche anno dopo entrambi gli imputati ricevettero l’ergastolo.

Come documentano gli Atti della commissione parlamentare antimafia, Peppino dava fastidio, troppo fastidio, derideva il boss Tano Badalamenti ed il suo clan, di cui faceva parte lo stesso padre di Peppino, dalla sua mitica Radio Aut, creata nel 1976, attraverso la trasmissione Onda Pazza. Si candidò nelle liste di Democrazia Proletaria alle elezioni amministrative del 1978, fu eletto ma non fece in tempo a sedersi in aula.

Quattro sono state le giornate dedicate alla commemorazione di Peppino Impastato per dare un forte segnale che l'antimafia non si arrende, dal 8 all'11 maggio. Il 9 maggio dalla vecchia sede di 'Radio Aut', a Terrasini, le oltre seimila persone dietro lo striscione con su scritto "La mafia uccide, il silenzio pure", hanno raggiunto Cinisi, dove la manifestazione s' è conclusa davanti alla casa natale di Peppino Impastato, a 'cento passi' dall'abitazione del boss Badalamenti. Diventata un luogo di memoria e di raccordo per le diverse esperienze antimafia e trasformata da Giovanni Impastato fratello di Peppino, nella "Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato" è stata intitolata anche alla madre che fino alla morte nel 2004 si è battuta per ottenere verità e giustizia.

A dispetto dell'alto numero dei manifestanti, ad aspettare il corteo c'era però ancora una volta un paese avvolto nel silenzio. Esattamente come trent’anni fa le persiane di Corso Umberto sono rimaste serrate. “Finchè rimarranno chiuse, vorrà dire che la mafia non è stata ancora sconfitta” disse Umberto Santino, il fondatore del Centro di documentazione "Peppino Impastato", trent’anni fa. Alla ricorrenza hanno partecipato i rappresentanti dei collettivi, i centri sociali, esponenti dei comitati No Tav, No Dal Molin, No Ponte, volontari di Libera e dell’Arci, amministratori, scout e soprattutto tantissimi ragazzi, arrivati da tutte le parti d’Italia, e assieme a loro i tanti militanti di sinistra delle generazione di Peppino che hanno voluto essere presenti numerosi.

La casa di Peppino e Felicia al numero civico 202 è aperta a tutti; appena dopo i famosi cento passi c’è la casa di Tano Badalamenti, sequestrata dallo Stato e della quale l’Associazione culturale Peppino Impastato ha chiesto l’assegnazione per installarvi un archivio di tutto il materiale che riguarda Peppino e una biblioteca pubblica, che contenga tra gli altri alcuni testi di studio del fenomeno mafioso, di problemi del meridione e di documentazione delle lotte sociali. Tra le richieste della famiglia, degli amici e del Centro Impastato c’è, inoltre, quella di trasformare anche il casolare in cui Peppino fu ucciso in un luogo di memoria e di lavoro perché la lotta alla mafia possa non spegnersi mai. Come ha detto in questi giorni anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la lotta alla mafia deve essere una priorità.

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ritratto di Elisabetta

Non sono solo le persiane di

Non sono solo le persiane di Corso Umberto serrate ad essere preoccupanti, preoccupante è anche il fatto che sia stato mandato al senato qualcuno come Cuffaro e forse ancora più preoccupante é il fatto che sia stato accolto in una lista elettorale.

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